Al Roth è, per autodefinizione, “un grande fan dei mercati”. Il motivo, assicura, è scritto nella storia della nostra vita. “Gli esseri umani – spiega – vivono molto più a lungo rispetto a cento anni fa, e certamente rispetto a mille anni fa. Gran parte di questo è dovuto ai mercati, alla cooperazione, al coordinamento e alla concorrenza. Ecco perché sono un grande fan dei mercati”. Ciò non toglie, però, che ve ne siano di “ripugnanti” e “immorali” sui quali è difficile intervenire, come quello in cui si vende eroina e quello in cui si comprano i reni. Eppure questi devono coabitare con gli altri, perché le esistenze sono fatte di interazioni e collaborazioni, esigenze per le quali l’economista americano cerca di offrire analisi e risposte nel blog che compila da anni, Market design. Ovvero come creare un mercato e farlo funzionare nell’interesse collettivo.
Nato a New York nel 1951, Alvin Eliot Roth, Al per gli amici e non solo, è docente di Economia presso l’Università di Stanford e professore emerito a Harvard. È stato presidente dell‘American Economic Association ed è membro della Accademia delle scienze statunitense. Nel 2012 ha condiviso con Lloyd S. Shapley il Premio Nobel per l’Economia “per la teoria delle allocazioni stabili e la pratica del market design”.
Le sue specialità sono la teoria dei giochi e l’economia sperimentale. Ha diretto la riprogettazione del National Resident Matching Program, attraverso il quale la maggior parte dei medici americani trova il primo impiego. Ha contribuito a progettare il sistema di scelta delle scuole superiori adottato a New York e i sistemi di scelta scolastica per studenti di tutte le età in numerose altre grandi città americane.
Fra le altre cose, ha partecipato alla progettazione e all’organizzazione degli scambi di rene, che aiutano le coppie donatore-paziente incompatibili a trovare reni compatibili salvavita per il trapianto e attualmente coinvolge il 30% delle allocazioni.
Partirà di qui il suo intervento al Festival Internazionale dell’Economia, cioè da come affrontare le scelte che riguardano il corpo, la vita e la morte, e dunque dove finisce la libertà individuale e dove deve iniziare la regolazione pubblica.
Roth è in effetti uno dei maggiori esperti al mondo del matching, l’incontro tra domanda e offerta, soprattutto quando si tratta di sistemi “chiusi”, nei quali non basta avere le risorse per essere ammessi a trattare. Questo non significa però che i mercati debbano sempre e comunque avere l’ultima parola: “Vanno regolati, soprattutto quando producono risultati che non ci piacciono, ad esempio troppa disuguaglianza, o non abbastanza trapianti – sottolinea l’economista –. Così come le lingue, anche i mercati sono essenzialmente artefatti umani, strumenti molteplici che devono continuamente evolversi e adattarsi al contesto e alle condizioni sociali”.
Stanford lo considera uno dei pionieri dell’applicazione della teoria dei giochi e dell’economia sperimentale alla progettazione di istituzioni economiche.“Ho iniziato il mio percorso occupandomi di teoria dei giochi, usando la matematica per comprendere i mercati e le loro regole – afferma Roth –; poi a un certo punto mi è stato chiesto di ridisegnare il mercato del lavoro per i nuovi medici negli Stati Uniti. È stato allora che sono diventato un market designer: accettando ho capito che sarebbe cambiata la natura dei miei interessi per i mercati se fossi diventato responsabile di come funzionavano, invece di continuare semplicemente a studiarli”.
Di qui ai mercati ripugnanti il passo breve. Nel lavoro sui Repugnant markets l’accademico newyorkese ha studiato le transazioni che alcuni individui sono disposti a effettuare, ma che una parte della società considera moralmente inaccettabili e, pertanto, vorrebbe proibire. Il tema comprende, fra gli altri, il mercato degli organi e altre transazioni controverse.
Non si è chiesto se il mercato funziona. Si è domandato come e quando una società decide che una transazione non deve essere lasciata al mercato, arrivando alla conclusione che “repugnanza” può diventare essa stessa un vincolo nella progettazione di un mercato, al punto da rendere impossibile la sua stessa creazione. In altre parole, ha argomentato, l’efficienza economica non è l’unico criterio con cui si progettano le istituzioni. Bisogna andare oltre, nell’interesse collettivo. Anche a costo di fare quello che altri potrebbero considerare uno sporcarsi le mani.